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Giancarlo: La voce del paziente e la resilienza

Giancarlo: La voce del paziente e la resilienza

22 set/26

Cosa resta, a distanza di anni, dell'esperienza di una malattia? Per Giancarlo restano la paura dell'inizio, la fiducia costruita durante le cure e il sostegno della famiglia. Oggi, a cinque anni e mezzo dal trattamento, ci racconta il suo percorso al CNAO e ciò che ha imparato lungo la strada.

INTERVISTA A GIANCARLO, PAZIENTE CNAO

  • La diagnosi e l'esperienza di cura: Giancarlo, ti sei trovato ad affrontare un tumore molto particolare trattato qui al CNAO. Qual è stata la tua reazione iniziale e come descriveresti oggi la tua esperienza di cura a distanza di tempo?
    • Risposta: Inizialmente, di fronte alla diagnosi di un tumore raro localizzato alla fossa nasale c'è stato ovviamente un forte timore per le possibili conseguenze della malattia e dei trattamenti. Tuttavia, la mia esperienza con l'adroterapia al CNAO si è rivelata estremamente positiva: ho trovato un ambiente ordinato e professionale che mi ha rassicurato fin da subito. Oggi, a cinque anni e mezzo dal completamento del ciclo di terapie, posso testimoniare in prima persona il pieno successo del trattamento.
  • Il ruolo dei caregiver: Durante questa tavola rotonda è emersa l'importanza dell'ambiente che circonda il paziente. Quanto è stata fondamentale la tua famiglia in questo percorso?
    • Risposta: Il ruolo di mia moglie e della mia famiglia è stato assolutamente cruciale e insostituibile. Il loro supporto non si è limitato a un mero aiuto pratico o logistico durante il mio periodo di permanenza a Pavia per le cure. È stato un sostegno che ha permesso di rafforzare i nostri legami affettivi, trasformando il difficile periodo della malattia in un momento inaspettato di riscoperta relazionale.
  • Un messaggio di speranza: Se potessi dare un consiglio ad altri pazienti che oggi si trovano all'inizio del tuo stesso percorso oncologico, cosa ti sentiresti di dire loro, specialmente riguardo al rapporto con i medici?
    • Risposta: Il mio primo consiglio è che, al netto di una dose di fortuna che serve sempre, è indispensabile mantenere un atteggiamento mentale positivo e nutrire una profonda fiducia nell'équipe medica che ci ha in cura. Al tempo stesso, ritengo sia fondamentale che il medico non si limiti al solo aspetto clinico, ma che agisca anche un po' come uno "psicologo". Solo comprendendo a fondo le esigenze umane e le paure del paziente si può affrontare la malattia con la giusta serenità.
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