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Medicina e disinformazione

navigare l'incertezza con Beatrice Mautino

30 apr/26

In un’epoca dominata dal sovraccarico informativo, il rapporto tra pazienti fragili e verità scientifica si fa sempre più complesso, esponendo istituzioni, centri di cura e malati al rischio di narrazioni distorte. Sempre più frequentemente capita di trovare in rete notizie fuorvianti, che possono disorientare e pertanto diventa sempre più importante garantire una comunicazione trasparente e verificata. Per orientarci in questo scenario, abbiamo incontrato Beatrice Mautino: biotecnologa, divulgatrice scientifica di riferimento e firma nota per la sua capacità di smontare i falsi miti che circondano la salute e il benessere. Autrice del volume “Vertigine”, Mautino ci aiuta a comprendere come difendere il valore della ricerca dalle derive della disinformazione.

Voce del popolare podcast Ci vuole una scienza, Mautino si distingue per un approccio che unisce il rigore del dato alla comprensione profonda dei meccanismi psicologici che ci rendono vulnerabili alle fake news. In questa intervista, analizziamo come tracciare una rotta sicura nel mare della comunicazione scientifica contemporanea, proteggendo il valore della ricerca dalle derive del web.

L’incontro tra fragilità e inganno

Il tema della disinformazione è particolarmente critico, lo si legge nel Suo libro Vertigine, quando colpisce i pazienti oncologici, spesso smarriti in un percorso terapeutico difficile. Come nasce l'attrazione verso narrazioni mediche ingannevoli?

Beatrice Mautino: Innanzitutto vorrei raccontare che Vertigine ha visto il suo incipit proprio in CNAO. In quel caso, colpita personalmente da vicino, seppur con una solida base scientifica, le barriere si sono abbassate e la fragilità di essere in balia delle difficoltà tipiche del paziente o caregiver si sono avvertite chiaramente. Lo smarrimento è il terreno fertile in cui la disinformazione mette radici. Anche chi possiede una solida formazione scientifica non è immune: l'esperienza personale insegna che, nei momenti di estrema vulnerabilità, le barriere critiche si abbassano. Si finisce per dare ascolto a pareri che in altri momenti avremmo liquidato istantaneamente. Comprendere cosa spinga un individuo verso questi "abissi" è il primo passo per aiutarlo a non caderci.

Algoritmi e il labirinto del vero

Oggi distinguere una fonte autorevole da una non verificata sembra diventato un compito titanico. Qual è il ruolo delle piattaforme digitali?

Beatrice Mautino: Il problema è il travolgimento. Gli algoritmi dei social media e dei motori di ricerca tendono a mettere tutto sullo stesso piano: un centro di ricerca d'eccellenza e un contenuto truffaldino possono apparire identici all'occhio dell'utente. Quando un paziente cerca risposte su una malattia, l'algoritmo propone contenuti simili per pertinenza, non per qualità, mescolando scienza e fake news. A volte l’algoritmo propone delle risposte sensate, presentando in primis la pagina ufficiale di CNAO, ad esempio, o il Centro di cura per quella malattia rara, ma si tratta di casi isolati.

Il ruolo di chi fa comunicazione oggi è quello di imparare a trovare gli strumenti giusti per distinguere ciò che è vero da ciò che è ingannevole, ciò che è autorevole da ciò che viene creato dall’IA come finta voce istituzionale, che fornisce risposte generiche o completamente fuorvianti.

Quel che è certo è che diventare pazienti oggi è più difficile rispetto al passato proprio per questa enorme quantità di tentazioni informative difficili da filtrare.

I tre "campanelli d'allarme"

Esistono dei segnali pratici che possono aiutare un paziente a identificare un’informazione medica potenzialmente falsa?

Beatrice Mautino: Per aiutare i pazienti a orientarsi nel caos delle notizie mediche, Beatrice Mautino identifica tre grandi segnali d'allarme, che dovrebbero far scattare immediatamente la prudenza.

Il primo elemento critico è la figura del "Guru": quel battitore libero che sostiene di essere l'unico detentore della verità, scagliandosi apertamente contro la cosiddetta "scienza ufficiale" o collettiva. A questo si lega strettamente la tendenza a offrire soluzioni semplici a problemi complessi. È fondamentale diffidare sempre di chi propone, ad esempio, cocktail di integratori presentati come miracolosi e validi indistintamente per ogni tipo di tumore.

Infine, un segnale spesso sottovalutato è l’eccessiva attrazione emotiva. Se una notizia appare troppo bella per essere vera o, al contrario, eccessivamente scioccante, deve scattare un meccanismo di autocritica che spinga alla verifica puntuale di ogni dettaglio prima di prestarvi fede.

La responsabilità della comunicazione scientifica da parte delle Istituzioni

Qual è il compito dei centri di ricerca e degli enti scientifici per arginare questo fenomeno?

Beatrice Mautino: Le istituzioni devono occupare il vuoto informativo con trasparenza e coraggio. È fondamentale ammettere i limiti della conoscenza attuale: saper dire "fino a qui sappiamo, da qui in avanti non ancora" non è un segno di debolezza, ma di onestà intellettuale. Se gli enti non comunicano in prima persona, lo faranno altri al loro posto, spesso diffondendo errori. Dobbiamo educare il pubblico all'incertezza, mostrando non solo il risultato finale, ma il lungo e complesso processo della ricerca. Spesso i social media sono una bellissima collezione di risultati, ma diverso è raccontare il processo, il percorso che ha portato verso il risultato, lasciando ancora, eventualmente, dei punti aperti.

Infine, non dimentichiamo che la comunicazione degli scienziati e di coloro che rappresentano questi enti devono essere due mondi che si fondono, che dialogano tra loro, con l’obiettivo comune di una comunicazione efficace, completa ed equilibrata.

Il dialogo medico-paziente

Il rapporto fiducia-trasparenza, di cui hai parlato molto nel Suo libro, è un argomento delicato. Spesso si pensa che proteggere la fiducia del paziente sia più importante che essere trasparenti. Come dovrebbero porsi i medici di fronte a un paziente tentato da cure alternative?

Beatrice Mautino: L'approccio non deve mai essere di chiusura o giudizio, perché il rischio è l'abbandono del paziente, interrompendo quel legame di fiducia fondamentale per la continuità terapeutica. L'approccio più efficace consiste invece nell'analizzare insieme le proposte alternative che la persona ha incontrato nel suo percorso. È necessario mantenere un dialogo aperto e collaborativo, che non faccia sentire l'individuo solo nel caos informativo del web, ma lo accompagni verso una scelta consapevole. Il medico deve avere la trasparenza di comunicare gli eventuali limiti della cura e il paziente, che accoglie questa notizia come un momento di incertezza, deve essere rassicurato e accompagnato verso il migliore approccio per la sua cura. La manifestazione dei dubbi, il racconto della ricerca ancora in corso e da validare sono elementi indispensabili per dare al paziente le risposte che cerca, per dare una speranza dove si teme non ve ne sia alcuna.

Condivido volentieri una riflessione tratta da Vertigine: non ci si sente più soli nel labirinto degli algoritmi quando si viene "presi in carico". Quando un paziente viene accolto in un Centro di cura, i dubbi si chiariscono e i timori vengono mitigati dalla presenza di risposte concrete e umane.

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